Musica Classica on line - Notizie, eventi, biografie, musica & video sulla rete.

Musica Classica e opera di Classissima

Georges Bizet

mercoledì 31 agosto 2016


Wanderer's Blog

7 gennaio

Un italiano in America e un americano a Torino…

WandererGianadrea Noseda Gianadrea Noseda è stato nominato (come aveva già segnalato gentilmente Pramzan) direttore della National Symphony di Washington. Rimarrà comunque direttore musicale al Regio di Torino. Riporto un’intervista di A.Mattioli su La Stampa del 5 gennaio u.s.: E adesso nascerà un asse musicale fra Torino e Washington. L’eroe dei due mondi è naturalmente Gianandrea Noseda e la notizia che lo riguarda è di quelle ghiotte: il direttore musicale del Regio assumerà la stessa carica alla National Symphony Orchestra, che ha appunto sede nella capitale federale. Contratto con clausole classicamente americane: nella sua prima stagione, la ’16-’17, Noseda sarà direttore «designato», poi direttore musicale dal ’17-’18 almeno fino al ’20-’21, con dodici settimane di presenza a stagione. L’annuncio ufficiale è previsto giovedì. Ma la notizia è stata anticipata dal Washington Post e Noseda la commenta da New York, dove sta dirigendo al Met la prima produzione deiPêcheurs des perles di Bizet vista lì da un secolo a questa parte. Contento, maestro? «Molto. Dopo l’esperienza con la Bbc, un’orchestra sinfonica mi mancava: in fin dei conti, sono partito da lì. E poi è importante lavorare sia con un teatro d’opera che con un’orchestra: importante per me e importante per loro». Per lei, di certo. Per loro, perché? «Perché spero che si creeranno delle sinergie fra il Regio e la Nso che, non dimentichiamolo, è l’orchestra della capitale, quindi l’orchestra è “nazionale” non solo di nome. L’anno scorso, ho portato con il Regio il nostro Guglielmo Tell in tournée oltreoceano, e con grande successo. I rapporti con il mondo musicale americano sono strategici per un teatro internazionale». Sinergie possibili o probabili? «Diciamo auspicabili e, per quel che mi riguarda, anche probabili». Il timore è che la scoperta dell’America preluda a un suo sganciamento da Torino… «Per nulla. Il contratto con il Regio è in vigore fino alla stagione ’18-’19 compresa, poi vedremo. Ma il mio incarico a Washington non toglierà nulla a quello a Torino, né per impegno né per presenza. Anzi, credo che sarà galvanizzante». Da qualche parte, però, il tempo per gli americani dovrà trovarlo. «Ridurrò la mia attività di direttore ospite, che ho svolto dal 2011 a oggi quando non lavoravo a Torino». Con i debutti appena celebrati a Salisburgo e con i Berliner, non è un peccato? «No, anche perché la direzione musicale di Washington dà chiaramente nuovo prestigio. I miei impegni come free lance diminuiranno magari di numero, ma di certo non come qualità». La bravissima Anne Midgette del «Washington Post» la definisce una «rising star», una stella crescente, fra i direttori. Ma lei non si sente già ampiamente cresciuto? «Di crescere non si finisce mai. E poi un direttore d’orchestra è misteriosamente considerato una promessa almeno fin verso i 55 anni. Poi diventa di colpo un “vecchio direttore”. Io ne ho 51 e hanno smesso di definirmi un “giovane” soltanto un paio di anni fa». Chi è il suo predecessore alla Nso? «Christoph Eschenbach». Beh, allora lei andrà bene per forza. «Questo l’ha detto lei. Io trovo che la Nso abbia un potenziale altissimo e molta voglia di crescere, il che mi piace molto: ho sempre scelto dei complessi che abbiano voglia di migliorarsi, di crescere, non che si accontentino di stare seduti sugli allori». Ma al Regio quando tornerà? «Intanto andremo insieme a Hong Kong, dove a fine febbraio dirigerò orchestra e coro del teatro nella Messa da Requiem di Verdi e in un programma sinfonico. Poi dal primo di aprile fino a tutto maggio sarò a Torino per la produzione della Donna serpente di Casella, cui tengo moltissimo». In piazza Castello come l’hanno presa, la nomina a Washington? «Ovviamente li ho informati e penso che a tutti abbia fatto piacere. Quando uno della famiglia, come dire?, amplia il suo raggio d’azione, gli altri sono contenti». Proprio tutti? «Sì, tutti». © La Stampa/A.Mattioli James Conlon James Conlon diverrà direttore principale della OSN Rai, che ha sede a Torino e proprio oggi dirigerà un concerto che prelude al suo futuro incarico. Un’altra intervista a Conlon: Molti, magari, l’hanno scoperto all’ultimo concerto di Capodanno della Fenice. Di certo, è il direttore che i torinesi ascolteranno di più negli anni a venire. James Conlon, 65 anni, newyorchese con il solito cocktail di ascendenti europei comprensivo degli immancabili bisnonni italiani, sarà dalla prossima stagione il direttore principale dell’Orchestra sinfonica nazionale della Rai. In questa, si porta avanti con tre programmi, il primo domani e dopo: Varèse, Schreker e laQuinta di Beethoven. Musicista di lunghissimo corso (per dire: il suo debutto all’opera fu propiziato da una segnalazione della Callas), Conlon parla un italiano quasi perfetto ed è uno di quegli stranieri che amano l’Italia più di noi. «Ricordo la prima volta che venni qui, negli Anni Settanta. Fu uno choc, di bellezza e di cultura. Ho amato subito l’Italia e da allora non ho più smesso». Però in Italia si viene a dirigere l’opera, non la sinfonica. E le orchestre italiane all’estero non hanno esattamente una buona fama. «Forse, ma non vuol dire che sia meritata. Però se la regola è questa, l’Osn Rai è l’eccezione. Si tratta di un’orchestra sinfonica di prim’ordine e riconosciuta come tale da tutti». Cosa le piace dell’orchestra? «Il senso innato del canto che hanno i musicisti italiani. È una cosa che non si impara». Ma in un’epoca di globalizzazione anche musicale esistono ancora delle caratteristiche nazionali? «Sì e no. Sì, perché comunque un’identità nazionale continua a esistere ed è qualcosa che va oltre la musica, è un dato culturale e sociale. No, perché ormai tutti ascoltano tutti e le orchestre non stanno più chiuse nelle loro città, senza confronti, come un secolo fa». Gli Usa sono pieni di direttori italiani, Luisi al Met, Muti a Chicago, adesso Noseda a Washington. Lei invece è l’unico americano in Italia. Perché? «Posso rispondere per me. La mia esperienza europea è cominciata come un piacere ed è diventata un’esigenza. Del resto, sono stato stabile a Colonia per tredici anni e all’Opéra di Parigi per nove. Per gli artisti americani ignorare l’Europa è un grave errore da tutti i punti di vista: musicale, culturale e anche personale». Che progetti ha per l’Osn Rai? «Credo che il compito di un direttore principale sia quello di mettere l’orchestra in condizioni di suonare bene tutto il repertorio, dal barocco alla contemporanea. Con il giusto equilibrio fra pagine e autori celebri e altri meno noti». Ma i suoi gusti personali li avrà. «In ogni orchestra dove ho lavorato stabilmente ho sempre diretto un’integrale di Mahler. E non potrei vivere senza Mozart». Però è un esperto dell’«Entartete Musik», la musica degenerata messa al bando dai nazisti. «Non mi considero uno specialista. La dirigo, come dirigo tutta la grande musica. Non credo che vada rinchiusa nel ghetto dei festival dedicati o delle rassegne a tema. La si deve eseguire nelle stagioni normali, perché è bella. E perché se non lo facessimo daremmo ragione postuma ai nazisti che la volevano cancellare». Veniamo a Torino. Tre cose che le piacciono della città. «Primo: la sua orchestra. Secondo: Torino è di una bellezza elegantissima e sorprendente. Terzo: cibo e vini sono favolosi». Un politico italiano di cui conosce il nome? «Ehm… Non seguo la politica. L’unico che mi viene in mente è Berlusconi». © La Stampa/A.Mattioli Da parte mia auguri di buon lavoro a entrambi.

Liricamente - Articoli, Recensioni

13 aprile

Recensione opera Les pecheurs de perles di Georges Bizet al Maggio Musicale Fiorentino

Categoria: Recensioni di musica e opera lirica Argomento: Recensione dell'opera lirica Les pêcheurs de perles di Georges Bizet in scena al Maggio Musicale Fiorentino il 24 febbraio 2016 Descrizione: Firenze - Recensione dell'opera lirica Les pêcheurs de perles di Georges Bizet in scena al Maggio Musicale Fiorentino il 24 febbraio 2016. Guarda tutti gli articoli della categoria: http://www.liricamente.it/recensioni-opere-liriche.asp




Wanderer's Blog

14 dicembre

“Carmen” di Bizet al Teatro San Carlo di Napoli

Premetto che l’ho vista e ascoltata in diretta tv, per cui quanto scrivo è condizionato dalla ripresa video/audio della Rai. Ultimo atto con Brian Jagde e Maria José Montiel Lo spettacolo mi è parso muoversi tutto sommato nel solco della “tradizione”, salvo il minimalismo scenografico, in obbedienza alle mode attuali e ai bilanci deficitari, la atemporalità e alcune “trovate” di cui mi sfugge il significato, ma forse non ne hanno alcuno. Effetti di luci e ombre surrogavano alla povertà scenografica. Inoltre i colori connotavano ogni atto: il giallo per il primo atto, il bianco per il secondo, il nero per il terzo, il rosso per il quarto. Il preludio e gli interludi erano “illustrati” con filmati di scene di vita partenopea: non mi è chiaro se il Regista volesse creare un parallelo tra la mediterraneità di Napoli e quella dell’opera, in tal caso non mi pare che la cosa sia ben riuscita. Alcuni mimi nerovestiti, in contrasto cromatico con il resto, si aggiravano con dei neon che forse vorrebbero avere un significato (il destino? boh…) solo che non è chiaro, almeno a me. L’habanera con i mimi al neon Tornano i tubi al neon anche nella scena delle carte del terzo atto. Terzo atto: le carte A Micaela invece solo lampade a incandescenza, dopo l’aria del terzo atto. A parte ciò, una “lettura” tradizionale senza innovazioni: quindi nessun José sul letto dello psicanalista a rivivere i suoi conflitti e via dicendo. Entrata di Escamillo nel secondo atto La parte musicale godeva della direzione di Zubin Mehta che inossidabile a 79 anni e passa è riuscito persino a rendere musicalmente più gradevole l’Inno nazionale (il che è da miracolo) eseguito prima dell’opera in ossequio al Palco Reale. Opera eseguita nella forma originale di opéra-comique con i parlati, quindi niente edizione Guiraud o, come spessissimo avviene, discutibili misture tra le due. Nel cast ho apprezzato le due protagoniste femminili: Maria José Montiel (Carmen) ed Eleonora Buratto (Micaela), un po’ meno il versante maschile: Brian Jagde (José) e Kostas Smoriginas (Escamillo). Devo però precisare che una microfonazione ravvicinatissima non rende attendibili le valutazioni in merito, bisogna consultare chi era in sala. Applausi calorosi del pubblico soprattutto alla Buratto, un po’ meno alla Montiel, di cortesia agli altri, ovazioni meritate a Zubin Mehta, dissensi con molti buu alla regia.



Wanderer's Blog

11 settembre

La Novosibirsk Philharmonic Orchestra a MITO Settembre Musica 2015

La Novosibirsk Philharmonic Orchestra Lo scorso anno, dopo il concerto dell’Orchestra della Radio Polacca, in un commento su questo blog “suggerivo” di consultare il catalogo Naxos per reperire buone orchestre low cost. Si direbbe che il suggerimento sia stato accolto: ben due concerti della Filarmonica di Novosibirsk, attualmente in tournée (stasera suonerà a Verona), nell’edizione torinese di MITO. Avendo perso il primo, ho ascoltato il secondo con programma ciaikovskiano (Concerto op.35 e Sinfonia n.6). Una breve presentazione su La Stampa, già citata, inserisce l’Orchestra nel “gotha” delle orchestre russe con quelle di S.Pietroburgo e Mosca (non sono specificate quali e a Mosca ad es. di orchestre ce ne sono un buon numero e di eccellente livello): un po’ una iperbole a mio giudizio, ispirata comunque dalle note biografiche del sito di MITO, a sua volta quasi copiate da quelle del sito Naxos da prendere con la dovuta cautela in quanto stilate con fini promozionali. Devo però precisare che una rivista musicale russa inseriva l’Orchestra in oggetto tra le migliori del Paese a fianco a quelle delle due città principali (forse la fonte ispiratrice del tutto è proprio questa rivista?). Scrivo questo solo per ridimensionare il giudizio e non creare paralleli del tutto inopportuni tra la Filarmonica di San Pietroburgo e quella di Novosibirsk, almeno a mio parere. Si tratta comunque di una formazione di tutto rispetto che merita di essere ascoltata e anche inserita in un festival prestigioso come ancora è Settembre Musica. Nata circa 60 anni fa in una città che per popolazione è la terza della Russia (un milione e mezzo di abitanti) per opera di Arnold Kats che ne fu direttore fino alla morte (2007), da allora è diretta da Gintaras Rinkevicius. Gintaras Rinkevicius L’Orchestra e il Direttore hanno un repertorio vasto e nel canale Youtube di Stas Ovchinnikov, violoncellista dell’Orchestra, è possibile vedere e ascoltare alcune performance. Gintaras Rinkevicius dirige la Novosibirsk Philharmonic a Torino © MITO Solista nel Concerto per violino e orchestra op.35 di Ciaikovskij è stato Itamar Zorman, 30enne israeliano che collabora spesso con le orchestre russe. Itamar Zorman La sua interpretazione mi è sembrata tenersi un po’ lontana dagli aspetti virtuosistici della pagina, quelli che avevano fatto giudicare il Concerto “insuonabile”, per puntare sull’aspetto lirico. Il suono del Guarneri 1745 era quasi sommesso, al punto da creare difficoltà all’Orchestra per non coprirlo, la cadenza non particolarmente esibita. Gli applausi gli sono stati tributati calorosi già al termine del primo movimento (non credo per sbaglio) e ovviamente alla fine. Zorman ha concesso due bis: la Melodia ebraica di Joseph Achron, in cui ha dato forse il meglio di sé, e un brano da una Sonata per violino solo di J.S.Bach. Gli archi della Novosibirsk Philharmonic © MITO È seguita nella seconda parte la Sesta Sinfonia “Patetica” di cui l’Orchestra ha dato una onesta e dignitosa esecuzione. Se qualche sprovveduto aveva iniziato ad applaudire alla fine del terzo movimento subito zittito dall’abilità di Rinkevicius ad attaccare immediatamente il quarto, la sala è riuscita stavolta a rispettare la lunga pausa finale con con cui termine la Sinfonia: quasi un inedito. Applausi festosi ad Orchestra e Direttore che hanno concluso concedendo come bis la Farandole dall’Arlésienne di Bizet. Rinkevicius e la Novosibirsk Philharmonic al termine del concerto a Torino © MITO Chissà se qualche “autorevole” presenza in sala avrà rimpianto anche stavolta le Orchestre del Regio e della Rai? Comunque se non altro il confronto con queste, soprattutto con la OSN, era più pertinente ….

Musica Classica e opera di Classissima



[+] Altre notizie (Georges Bizet)
11 giu
Sfera Wordpress -...
13 apr
Liricamente - Art...
7 gen
Sfera Wordpress -...
7 gen
Wanderer's Blog
27 dic
Sfera Wordpress -...
14 dic
Sfera Wordpress -...
14 dic
Wanderer's Blog
12 dic
Sfera Wordpress -...
12 dic
Wanderer's Blog
12 dic
Google News ITALIA
11 nov
Sfera Wordpress -...
27 set
Sfera Wordpress -...
11 set
Sfera Wordpress -...
11 set
Wanderer's Blog
18 lug
Sfera Wordpress -...
12 lug
Sfera Wordpress -...
8 lug
Google News ITALIA
4 giu
Google News ITALIA
4 giu
Google News ITALIA
4 giu
Google News ITALIA

Georges Bizet




Bizet sulla rete...



Georges Bizet »

Grandi compositori di musica classica

Carmen Opera Habanera

Since January 2009, Classissima has simplified access to classical music and enlarged its audience.
With innovative sections, Classissima assists newbies and classical music lovers in their web experience.


Grandi direttori d'orchestra, Grandi strumentisti, Grandi cantanti lirici
 
Grandi compositori di musica classica
Bach
Beethoven
Brahms
Cajkovskij
Debussy
Handel
Mendelsohn
Mozart
Ravel
Schubert
Verdi
Vivaldi
Wagner
[...]


Esplora 10 secoli di musica classica...